MARE INQUINATO: L'ALLARME VIENE DAI FIUMI
IL 78,5% DEI CAMPIONI ALLE FOCI RISULTA INQUINATO:
CEMENTIFICAZIONE, ESCAVAZIONI, DISCARICHE LE CAUSE DEL DEGRADO
INQUINATA LA META' DEI CAMPIONI ANALIZZATI DA LEGAMBIENTE

 
I fiumi, nemici giurati del mare. Il 78,5% dei campioni prelevati dai
tecnici di Legambiente alle foci dei fiumi italiani risulta inquinato. E la
situazione non migliora risalendone il corso, con quasi la meta' dei
campioni analizzati che risulta inquinata. I dati sono quelli sugli
indicatori microbiologici dell'ultima edizione di Operazione Fiumi, la
campagna di monitoraggio sui corsi d'acqua italiani di Legambiente,
ripartita quest'anno con la collaborazione della Protezione civile. Sono 18
i corsi d'acqua passati al vaglio (Simeto, Neto, Arno, Bisagno, Argentina,
Dora Baltea, Po, Piave, Ticino, Basento, Volturno, Pescara, Chienti, Adda,
Ombrone, Tevere, Aniene, Nera) e la loro condizione e' allarmante, a
conferma di come i fiumi siano non solo fonti di inquinamento del
territorio, ma anche tra i principali responsabili dell'inquinamento marino.
La pessima salute delle foci, infatti, e' tanto piu' preoccupante per il
fatto che il carico inquinante nella maggior parte dei casi finisce in mare
senza venire nemmeno misurato: rientrano infatti tra quegli oltre 1069
chilometri di costa non controllati dal Ministero della Sanita' in quanto
permanentemente vietati alla balneazione.
E i problemi non si fermano all'inquinamento: discariche illegali,
estrazioni indiscriminate di sabbia, scarichi fognari illegali,
cementificazioni selvagge degli argini, prelievi idrici, sono facce non meno
scure del degrado degli ecosistemi fluviali e causa di quel diffuso dissesto
idrogeologico che rende l'Italia cosi' fragile e ha determinato, dal
dopoguerra a oggi, oltre 6mila tra alluvioni e frane interessando poco meno
della meta' (47,6%) di tutto il territorio nazionale.
Oltre 300 i punti di campionamento presi in esame, valutati sulla base della
legge 152/99: sono state misurate le pressioni esercitate da attivita'
umane, attraverso il calcolo del carico organico, del bilancio dell'
ossigeno, dell'acidita', del grado di salinita' e del carico microbiologico.
Analizzando nel dettaglio le situazioni registrate nei vari fiumi, spiccano
in negativo l'Aniene e il Pescara dove il 100% dei prelievi effettuati
risultano inquinati. La situazione migliore e' stata riscontrata sull'
Ombrone, dove solo il 6,7% dei campioni analizzati e' risultato inquinato.
Tra i grandi fiumi il peggiore e' risultato l'Arno con in 66,6% dei
risultati negativi, a seguire il Po con il 58% dei prelievi inquinati e il
Tevere con il 40% dei prelievi fuori norma. Tornando all'esame della
classifica in negativo questi i risultati: Basento con il 78,6% dei prelievi
inquinati, Dora Baltea con il 67%; Arno 66,6%; Chienti 64,4%; Simeto 60%; Po
58%; Volturno e Adda 54,5%; Tevere 40%; Bisagno e Argentina 37,5%; Neto
36,4%; Ticino 33,3%; Nera 13,3%; Piave 14%; Ombrone 6,7 %. "Nei corsi d'
acqua - ha detto il presidente nazionale di Legambiente Ermete Realacci - si
riversano gli scarichi di tutti i centri abitati che essi attraversano,
spesso senza depurazione. E poi c'e' l'elevato uso di pesticidi e
fertilizzanti in agricoltura. L'identikit tracciato da Operazione Fiumi
dimostra l'urgenza di intervenire in modo massiccio sulla depurazione, ma
anche sul fronte della prevenzione e del ripristino delle aree degradate: i
fiumi infatti, dove conservano intatto il loro habitat naturale, mantengono
anche una forte capacitÓ di autodepurazione."