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Progetto Vergari il parco fluviale approfondimenti
 

 

La centrale idroelettrica
Nel 1919 venne costruita la centrale idroelettrica delle famiglie Grisolia, Marescalco e Vincelli. Essa si trovava sulla sponda sinistra del Vergari sotto la chiesa della Candelora, dove era presente un notevole dislivello fra il corso superiore del fiume e quello inferiore. Nel 1950 la centrale venne acquistata dal comune e nel 1970 dall'ENEL, nel corso della grande nazionalizzazione dell'energia elettrica in territori italiano. La centrale, in un primo t empo, alimentava l'illuminazione per le abitazioni civili essendo a basso voltaggio; in un secondo tempo riuscì a fornire energia elettrica anche per impianti di forza motrice di tipo industriale come frantoi, mulini e segherie. L'acqua era presa dal fiume tramite un canale a pelo libero e ad acqua fluente che alimentava una vasca di carico. A tale vasca di carico erano collegati i tubi delle condotte forzate che portavano l'acqua, con forte pressione, alla turbina girante della centrale sottostante . L'energia prodotto veniva smistata in un primo tempo in una cabina di trasformazione vicino la chiesa della Candelora, dopo veniva derivata a tutte le utenze cittadine. 

I Mulini
Agli inizi del secolo vicino al Vergari c'erano cinque mulini:

- Il mulino Stranges che era il mulino più importante, completo di abbeveratoio per gli asini. Prendeva l'acqua dal canale del Tirone; ha finito di lavorare negli anni '50;
- il mulino Le Rose;
- Il mulino Marescalco che era chiamato “U Mulinieddu”. L'acqua era presa, tramite un canale vicino il ponte nuovo sul Vergari. Il mulino ha lavorato fino alla seconda guerra mondiale;
- Il mulino di Don Antonio Grisolia che si trovava di fronte a quello di Marescalco, dall'altra parte del fiume Vergari. Prendeva l'acqua dalla parte sinistra del Vergari sotto il ponte nuovo. Esso ha lavorato fino agli anni '50;
- Il mulino di Don Amedeo Grisolia che si trovava al bivio del Pietrarizzo, prendeva l'acqua da un canale che passava sotto l'attuale edificio scolastico proveniente dalla “'ntinna” una località sul corso superiore del fiume. Ha finito di lavorare negli anni '50.

Alcuni mulini erano dotati da due palmenti dove generalmente vi lavoravano uno o due mugnai. Poi nel 1948 venne installato a Filippa il primo mulino elettrico e agli inizi degli anni '50 venne costruito a Mesoraca; nello stesso periodo il barone Stranges chiuse quello ad acqua ed installò il primo mulino elettrico a cilindri sulla via Nazionale.

I Frantoi
Il territorio di Mesor aca è stato da sempre a vocazione agricola, data la presenza fin dai tempi della colonizzazione greca, di fiorenti vigneti e oliveti. È logico, dunque, che le famiglie benestanti del luogo possedessero anche dei frantoi per la molitura in loco delle olive. Agli inizi del secolo i frantoi presenti a Mesoraca che funzionavano ad acqua erano due: il frantoio di Stranges, in via Castello, e quello di Grisolia, in via Pietrarizzo. Normalmente in ogni frantoio lavoravano quattro o cinque “trappitari” con turni anche di notte e due lavoranti donne che avevano il compito di prelevare i sacchi delle olive dalle case e trasportarli al frantoio e poi riportare l'olio ai proprietari. I residui della lavorazione delle olive prima di andare a finire nel Vergari, cadevano in una vasca di decantazione chiamata “catriculu”. C'erano anche altri frantoi ma funzionavano col traino di animali. Dopo la Seconda Guerra mondiale furono trasferite a Mesoraca alcune segherie in montagna. Le più importanti erano quelle di Salvatore Marrazzo, in Via Pietrarizzo che sfruttava l'acqua del fiume e la trasportava attraverso un alto canale; e quella di Armando Foresta e Pietro Marrazzo, in località Baracca.

I Vuddi
Altro uso delle acque del fiume era il nuoto. il Vergari presenta delle vere e proprie piscine naturali e nelle torride giornate d'estate, quando più insopportabile diventava il caldo, schiere di ragazzi partivano dalle proprie “rughe” (rione) per andare a fare i bagni lungo tutto il corso del fiume. Risalendo i fiume, dal rione Petrarizzo, i vuddi più noti, ai quali la traduzione assegna un particolare toponimo:

- il " Vuddicieddu " , in bacino naturale più vicino al centro urbano, una vasca naturale del diametro di circa 8 metri, poco profonda;
- la " Ntinna " (antenna), vuddu che deve il suo nome ad un vecchio palo di legno per l'elettricità; un tempo era preferita dai bagnanti della frazione Filippa;
- la " Briglia " , il cui nome deriva dalla presenza di una diga, costruita negli anni '60 per la regolazione delle acque reflue;
- "U truenu" (il tuono), vuddu tra i più frequentati, una vasca di notevole profondità, la cui posizione permette tuffi da una certa altezza, sfruttando la vegetazione e gli scogli presenti; il vuddu era meta abituale dei degli abitanti del rione Tirone;
- " La Carrozzella ", il cui nome deriva dalla forma del bacino, larga alla base e poi , via via, stretto verso l'apice; la carrozzella è il vuddu di maggiore interesse, sicuramente il più bello e caratteristico del fiume Vergari, grazie ala presenza di una serie di scogli lisci, ampi.

I vuddi a monte della Carrozzella: "L'ass' e coppa (L'asso di coppa), la Magnesia, la Lazzara, sono presenti nella parte più selvaggia e inesplorata del fiume.