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Uomo e Acque

Le acque del  fiume Vergari (fiumara Mesoraca) sono state una fonte di sviluppo per la  popolazione locale, che ha utilizzato  in modo plurimo e sostenibile la preziosa risorsa: per irrigare, per produrre energia elettrica, per macinare, per far funzionare le segherie ad acqua, per molire le olive.

Il fiume rappresenta per i mesorachesi ben più di un elemento naturale o paesaggistico, esso è condizione e fonte di esistenza per  i suoi abitanti, è parte integrante della vita cittadina, è presenza viva e a volte violenta, è compagnia col suono delle sue acque e delle sue numerose cascatelle e piccoli bacini (“vuddi”), è conforto con le sue fresche arie che rinfrescano la calura estiva, è memoria, salute, svago e pace.

Ancora oggi è facile imbattersi in ruderi di mulini, frantoi, ormai invasi dalle sterpaglie. Mesoraca fu uno dei primi comuni dell'ex provincia di Catanzaro a costruire un fontana convogliando le acque di una sorgente. Si tratta della fontana dei "Tre canali", inaugurata il 30 maggio 1857, a trentasei mesi dal crollo del Regno delle due Sicilie. 

Il fiume forniva le pietre per costruire le case. Esse erano di varie dimensioni e, a seconda di queste, si chiamavano: “savurre”, se erano piccole; “cuticchie”, se erano tondeggianti e lisce; “mazzacani” se erano grandi e grosse; “rapidli”, se erano piccoli ciottoli. Nelle case mancava l'acqua potabile e per l'approvvigionamento idrico si andava direttamente a prelevare l'acqua del fiume, alle “saitte” dei mulini o alle numerose fontane pubbliche presente in ogni “ruga”.

I piccoli bacini d’acqua: i  "vuddi", davano refrigerio alla calura estiva.