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Morano Calabro. Clicca sull'immagine per ingrandirla.
Centro studi "il Nibbio". Clicca sull'immagine per ingrandirla.
Parco Archeologico di Sybaris . Clicca sull'immagine per ingrandirla.

 Generalità  |   L'articolo  |   Viaggio d'istruzione nel Pollino  ]

Classi dell'Istituto Magistrale  di Mesoraca (KR)
3^A – 3^ B – 3^ C Accompagnatori: Docenti : Luigi Concio, Maria Teresa Ferrazzo Assistente tecnico: Attilio Sarcone
dal 31 Maggio al  1 Giugno 2000

1° uscita: Piano Ruggio - Malvento
Il Pollino è conosciuto sin dal Seicento per la ricchezza e la varietà della sua flora, diverse sono le specie arboree (faggio, pino loricato, abete bianco, leccio quercia, da sughero, etc.), e numerose sono i fiori e le piante officinali (euforbia arborescente, peonia maschio, ginestre, genziane, millefoglio montano, etc.).  Il sentiero attraversa un fitto bosco di giovani faggi (Fagus sylvatica), rimangono solo pochi alberi secolari, il più famoso è detto delle “sei sorelle”, per via delle “sei radici” fortemente anastomizzate che vanno a confluire in un solo tronco. Belvedere di Malvento offre all'escursionista un incantevole panorama, si affaccia sul ripido versante calabrese e sull'autostrada. Si possono osservare ad Est le cime più alte del massiccio del pollino: Serra del Prete (2180 m), Monte Pollino (2240 m), Serra Dolcedorme (2266 m). Poco distante, lungo il pendi, è possibile ammirare, l'albero che è stato scelto come simbolo del parco: il pino loricato.  Il Pino Loricato (Pinus leucodermis) è l'endemismo più rilevante del parco, un relitto delle glaciazioni del Quaternario.  Il suo orizzonte vegetazionale si è lentamente innalzato per sfuggire all'invadenza del faggio, finendo per colonizzare i luoghi più aspri, dirupi, delle grigie rocce calacaree.

2° uscita: Gole del Raganello (Civita)
La seconda importante escursione naturalistica interessa le Gole del Raganello. Si parte dalla piazza centrale di Civita, uno dei nove comuni arberesh presenti intorno al massiccio del Pollino. Da qui un ripido sentiero, con un dislivello di circa 200 metri, ci conduce fino al Ponte del Diavolo, recentemente crollato, e ancor più giù fin nel greto del torrente. Il torrente Raganello scorre per un lungo tratto (circa 7 Km) attraverso un profondo canyon dove si alternano meandri, pozze e cascate. E' certamente la valle più spettacolare e selvaggia del Pollino, con pareti rocciose alte centinaia di metri. La gola del Raganello è Riserva Naturale Orientata dello stato dal 1987, con 1600 ha,oggi è compresa all'interno del Parco. La “Grande Muraglia” è la spettacolare formazione rocciosa strapiombante nel tratto finale del canyon. E' costituita da rocce calcaree stratificate del Mesozoico, che hanno un'età di circa 200 milioni di anni. La formazione della gola è legata sia alle intense deformazioni e fratture (faglie) che hanno subito le rocce nel corso della genesi della catena appenninica ( a partire da circa 20 milioni di anni fa ), sia all'azione erosiva delle acque. Scendendo giù, fin nell'alveo del torrente, è possibile ammirare l'asprezza della gola dall'interno. La stratificazione è stata ben evidenziata dall'azione erosiva dell'acqua che ha scavato maggiormente la roccia lungo i “giunti di stratificazione”. Il paesaggio circostante è caratterizzato dall'oleandro.

3° uscita: Morano Calabro
Il versante meridionale del massiccio appare come un'immensa bastionata rocciosa che scende ripida su dolci pianori (falde detritiche) in cui sorgono i paesi di “Morano”, Frascineto, Castrovillari.. La diffusa presenza della ginestra odorosa, capace di colonizzare pendii brulli e franosi, conferisce un effetto suggestivo al paesaggio. Morano Calabro (CS) è ubicato ad un'altitudine di 694 metri s.l.m. alle falde del Pollino. Nella parte alta del paese sorge un castello che risale al periodo normanno. L'arrivo a Morano dice il viaggiatore è impressionante per la vista compatta del paese arrampicato stretto stretto intorno al suo castello e alle sue chiese; camminando per le strade si ha l'impressione Di muoversi dietro le quinte di un teatro: le facciate sono la scena e dietro tra tra le quinte, ferve la vita del paese, affaccendata e rumorosa, con la solita promiscuità di uomini e bestie che tanto impressionava il viaggiatore igienizzato del Nord. Il buon suggerimento del suo amico è quello di starsene un bel po' seduti nella piccola piazza all'entrata del paese e poi, se si è energici, di salire fino al castello – una vera e propria scalata urbana- per scoprire non solo il panorama della pianura, ma anche “una vera osteria calabrese” (Old Calabria invito al viaggio/L'itinerario del Gran tour, di Giuseppe Merlino). D alla sommità del paese si può osservare la pittoresca cascata di case di aspetto medievale che si estende intorno alla Chiesa di San Bernardino (la più importante del Quattocento calabrese) e la Collegiata della Maddalena.  La Collegiata barocca dedicata alla Maddalena. La sacrestia è ammirevole in questa chiesa perché offre alo sguardo dell'attonito viaggiatore un polittico di Vivarini; un magnifico coro ligneo con i suoi stalli, il trono, il gran leggio ed una bella statua di Gaggini. (Old Calabria invito al viaggio/L'itinerario del Gran tour, di Giuseppe Merlino). L'altare della chiesa è attribuibile  alla cultura tardo barocca. All'interno della chiesa sono presenti statue marmoree  cinquecentesche.

Centro Studi Naturalistici " Il Nibbio"
Il Centro Studi naturalistici “Il Nibbio” di Morano Calabro espone al pubblico un notevole numero di specie faunistiche, collocate tutte in grandi diorami che rappresentano gli ambienti più significativi del Parco Nazionale del Pollino.

Il Parco Archeologico di Sybaris
Lungo la strada del ritorno, lasciati alle spalle le sagome amichevoli degli arrotondati monti del Pollino, giungiamo ai resti dell'antica Sybaris, importante colonia greca fondata il 720 a.C.. Nel 510 a.C. Sybaris venne distrutta dalla sua rivale Kroton. Nello stesso sito fu fondato un nuovo insediamento Turi, successivamente nel 194 a.C. a Turi fu creata la colonia romana di Copia, che fu abitata fin alla tarda antichità quando l'impaludamento e la malaria ne imposero l'abbandono. Si è parzialmente conservato il reticolo urbano regolare di Turi, che venne mantenuto dalla città Romana.

Per saperne di più

Sibari Potente colonia greca fondata verso il 720 a.C. sulla costa ionica della Calabria. La sua crescita economica, favorita dall'ottima posizione geografica, fu rapidissima e divenne celebre la vita lussuosa e corrotta che vi si teneva. Nel 510 a.C. gli abitanti di Crotone la rasero al suolo, deviando poi il corso del fiume Crati, affinché le acque ne sommergessero le rovine. Nel 444 a.C., per volere di Pericle, nello stesso sito fu fondato un nuovo insediamento, Turi, alla cui deduzione parteciparono eminenti personaggi del tempo, come lo storico Erodoto, il filosofo Empedocle e l'urbanista Ippodamo di Mileto, autore dell'impianto urbanistico della nuova città, costituito da isolati rettangolari separati da strade che si incrociavano ad angolo retto. Nel 194 a.C. a Turi fu creata la colonia romana di Copia che fu abitata fino alla tarda antichità, quando l'impaludamento e la malaria ne imposero l'abbandono. Le testimonianze archeologiche relative alla metropoli arcaica si limitano a pochi edifici e a reperti mobili (ceramiche, oreficerie, monete ecc.). Si è invece parzialmente conservato il reticolo urbano regolare di Turi, che venne mantenuto dalla città romana. L'area principale (quella del "Parco del Cavallo") ha restituito prevalentemente costruzioni di epoca romana, tra le quali un teatro, un edificio termale e varie abitazioni private. In località Casa Bianca è venuto alla luce un complesso di strutture risalente al IV secolo a.C. che è stato interpretato come uno scalo di alaggio, cioè un luogo della spiaggia su cui tirare a secco le navi per le riparazioni.