home il Liceo dove ambiente Educare al parco Helianthus II monitoriamo l'ambiente aree protette

news

link contattaci
Progetto Vergari dove siamo uomo e acque la natura sentiero natura  didattica - ricerca  
    mulini e frantoi centralina vuddi    
 
 

 

 

 


 

  

 

 

 

I Mulini
 

Agli inizi del secolo vicino al Vergari c'erano cinque mulini:

- Il mulino Stranges che era il mulino più importante, completo di abbeveratoio per gli asini. Prendeva l'acqua dal canale del Tirone; ha finito di lavorare negli anni '50;
- il mulino Le Rose;
- Il mulino Marescalco che era chiamato “U Mulinieddu”; l'acqua era presa, tramite un canale vicino il ponte nuovo sul Vergari. Il mulino ha lavorato fino alla seconda guerra mondiale;
- Il mulino di Don Antonio Grisolia che si trovava di fronte a quello di Marescalco, dall'altra parte del fiume Vergari; prendeva l'acqua dalla parte sinistra del Vergari sotto il ponte nuovo. Esso ha lavorato fino agli anni '50;
- Il mulino di Don Amedeo Grisolia che si trovava al bivio del Pietrarizzo, prendeva l'acqua da un canale che passava sotto l'attuale edificio scolastico proveniente dalla “'ntinna” una località sul corso superiore del fiume; ha finito di lavorare negli anni '50.

Alcuni mulini erano dotati di palmenti dove generalmente lavoravano uno o due mugnai. Nella frazione di Filippa, nel 1948, venne installato il primo mulino elettrico, negli anni successivi a Mesoraca. Nello stesso periodo

I Frantoi
Il territorio di Mesoraca è stato da sempre a vocazione agricola, data la presenza fin dai tempi della colonizzazione greca, di fiorenti vigneti e oliveti. È logico, dunque, che le famiglie benestanti del luogo possedessero anche dei frantoi per la molitura in loco delle olive. Agli inizi del secolo i frantoi presenti a Mesoraca che funzionavano ad acqua erano due: il frantoio di Stranges, in via Castello, e quello di Grisolia, in via Pietrarizzo. Normalmente in ogni frantoio lavoravano quattro o cinque “trappitari” con turni anche di notte e due lavoranti donne che avevano il compito di prelevare i sacchi delle olive dalle case e trasportarli al frantoio e poi riportare l'olio ai proprietari. I residui della lavorazione delle olive prima di andare a finire nel Vergari, cadevano in una vasca di decantazione chiamata “catriculu”. C'erano anche altri frantoi ma funzionavano col traino di animali. Dopo la Seconda Guerra mondiale furono trasferite a Mesoraca alcune segherie in montagna. Le più importanti erano quelle di Salvatore Marrazzo, in Via Pietrarizzo che sfruttava l'acqua del fiume e la trasportava attraverso un alto canale; e quella di Armando Foresta e Pietro Marrazzo, in località Baracca.